
La conferenza di Santa Marta accelera l’uscita dai combustibili fossili
La prima Conferenza internazionale sulla transizione oltre i combustibili fossili, ospitata a Santa Marta in Colombia dal 24 al 29 aprile 2026, ha segnato un passaggio politico e diplomatico destinato a incidere nel dibattito globale sul clima. Co-organizzato da Colombia e Paesi Bassi, il vertice ha riunito circa 57 Paesi insieme a organizzazioni ambientaliste, sindacati, comunità indigene e movimenti climatici internazionali con un obiettivo preciso: trasformare il phase-out dei combustibili fossili da principio politico a percorso operativo condiviso.
Santa Marta e la nuova alleanza globale sul phase-out fossile
Il vertice colombiano è stato il primo appuntamento intergovernativo interamente dedicato al superamento di petrolio, carbone e gas. Tra i risultati principali emerge la nascita di una nuova piattaforma internazionale di coordinamento finalizzata ad accelerare la transizione energetica e sostenere i governi nella definizione di politiche climatiche più incisive. Parallelamente ha avuto luogo un panel scientifico internazionale incaricato di supportare gli Stati nella costruzione di roadmap nazionali per l’uscita graduale dai combustibili fossili.
Nel corso della conferenza numerosi Paesi hanno sostenuto la necessità di piani volontari di phase-out, mentre è stata forte l’attenzione verso l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, alla finanza climatica e alla tutela dei lavoratori coinvolti nella transizione energetica. Al termine dei lavori l’annuncio di una seconda conferenza internazionale prevista per il 2027, che sarà co-organizzata da Irlanda e Vanuatu.
Il ruolo ambiguo dell’Italia
Sul fronte italiano resta però una forte zona d’ombra politica. Prima della conferenza diverse realtà della società civile avevano riferito di un coinvolgimento dell’Italia nel processo preparatorio, senza che tuttavia arrivassero conferme ufficiali da parte del governo. Anche dopo la conclusione dell’evento non sono emerse adesioni pubbliche esplicite dell’esecutivo italiano agli obiettivi di uscita dai combustibili fossili.
L’Italia è rimasta così ai margini di un’iniziativa guidata soprattutto da Colombia, Paesi Bassi, Francia, Irlanda e da diversi piccoli Stati insulari particolarmente esposti agli effetti della crisi climatica. Una posizione che appare in contrasto con le richieste avanzate da ampie reti della società civile italiana, che nelle settimane precedenti al vertice hanno promosso incontri universitari, mobilitazioni pubbliche e appelli rivolti a parlamentari nazionali ed europei.
Organizzazioni come Greenpeace, Legambiente, WWF, Fridays for Future, Extinction Rebellion, ASUD e CGIL continuano infatti a chiedere lo stop alle nuove estrazioni fossili, una progressiva eliminazione del gas e un maggiore allineamento dell’Italia agli obiettivi climatici europei e internazionali.
Gli obblighi giuridici degli Stati sul clima
La conferenza di Santa Marta si inserisce inoltre in un contesto internazionale sempre più segnato dall’emergere di obblighi giuridici precisi in materia climatica. Recentemente l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione storica che recepisce e rafforza il parere della Corte Internazionale di Giustizia, secondo cui l’azione climatica non rappresenta più una scelta politica discrezionale ma un vero e proprio dovere degli Stati.
La Corte ha chiarito che i governi hanno l’obbligo di agire con la dovuta diligenza per ridurre le emissioni di gas serra e proteggere l’ambiente nell’interesse delle generazioni presenti e future. Un principio che si collega direttamente all’Accordo di Parigi del 2015, trattato giuridicamente vincolante che impone agli Stati di adottare piani nazionali compatibili con il contenimento dell’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali.
Parallelamente, il diritto a un ambiente sano viene sempre più riconosciuto dalle Nazioni Unite e dalle corti internazionali come diritto umano fondamentale, rafforzando la possibilità di azioni legali contro gli Stati che non adottano misure climatiche adeguate.
la conferenza di Santa Marta oltre lo stallo delle COP
Molti osservatori hanno interpretato il vertice colombiano come un tentativo concreto di superare le difficoltà che da anni rallentano i negoziati climatici delle COP ONU, spesso bloccati dagli interessi dei grandi produttori di petrolio e gas. Santa Marta ha invece assunto il profilo di una “coalizione dei volenterosi”, formata da Paesi intenzionati ad accelerare la transizione energetica anche in assenza di un consenso globale unanime.
In questo scenario acquistano sempre maggiore rilievo anche le iniziative giudiziarie sul clima, come la causa del secolo “Giudizio Universale”, che in Italia continua a rappresentare uno dei principali riferimenti nel dibattito sulla responsabilità climatica degli Stati: Giustizia climatica: passi avanti dalla Cassazione e dalla Corte di Giustizia ONU

